Frantoi ipogei

Il territorio del comune di Presicce è, nel Salento, quello con il maggior numero di trappeti a grotta

Frantoi ipogei

Scheda di dettaglio

I più antichi sono ancora identificabili sulla Serra di Pozzomauro, scavati nella roccia calcarenitica, probabilmente, da comunità agricole pastorali con l'ausilio e l'esperienza dei monaci basiliani, nel tentativo di riorganizzare le popolazioni superstiti scampate alle invasioni dei saraceni del IX e X secolo. Dalla cappella rurale di Santa Maria di Loreto sino a Celsorizzo (località del comune di Acquarica del Capo) sono ancora evidenti significative presenze di vita eremitica, organizzata in laura, con cripte ampliate a trappeto.

La necessità poi di avviare l'organizzazione produttiva del territorio e la bonifica della zona paludosa, a valle della serra, portò alla realizzazione, dei trappeti ipogei anche nel centro abitato.

 

Nel XII secolo sono segnalati a valle almeno due nuclei abitati: uno in prossimità del giardino oggi di proprietà Cesi, retrostante all'omonimo palazzo su via M.Arditi, dove è ancora ben conservata una torre di vedetta trasformata in colombaia, l'altro a “Pozzo Trano”, lungo l'attuale via A.Gramsci.

 

Questi due nuclei abitati erano collegati, come riportato nel Catasto Onciario del 1742, dalla “via pubblica”, ossia via della Madonna dei Setteveli, per la presenza di una cappella ad essa dedicata.

 

Orbene, lungo quest'asse viario, oggi individuato tra via M.arditi, piazzetta Villani, via Castello, piazza del Popolo e via A.Gramsci, troviamo la maggior parte dei trappeti a grotta identificati nel territorio comunale.

 

Nel 1532 Presicce era abitata da appena 110 nuclei familiari insediati nelle contrade: Pozzelle, Crudili, Sereni, Martini, a ridosso, della “via pubblica” che rappresentava l'attraversamento urbano dell'antico percorso che collegava Lecce a Leuca, ben difeso dal castello sorto, tra l'XI e il XII secolo, durante la dominazione normanna.

 

I Normanni fortificarono quel modesto abitato non certo per motivi d'ordine militare, come per le altre località del Salento, ma per riordinare e controllare tutte quelle presenze di vita monastica sparse sulle serre che dominano la valle, ma, probabilmente, anche per potenziare e controllare il commercio dei prodotti agricoli, compreso l'olio, già fiorente nelle laue di Presicce. Fino al 1550 l'assetto conferito al paese dai normanni non subì varazioni di rilievo. Intorno al mastio normanno del 1100, nucleo originario del palazzo Ducale, si organizzarono e si svilupparono le attività produttive del paese, tra le quali la realizzazione e l'uso di trappeti a grotta.

 

I primi trappeti a grotta vennero scavati ai margini del fossato che almeno su tre lati (Nord, Sud e Est) delimitava il mastio normanno: il trappeto a grotta sotto la colonna di S. Andrea, ormai interrato dal 1984, un altro al di sotto dei bagni pubblici, all'inizio di Corso Italia, anche questo da tempo interrato, poi i trappeti a grotta di piazzetta Villani e di via Castello.

 

Questo gruppo, che perimetrava il mastio normanno, rappresenta i trappetti a grotta più antichi, probabilmente costruiti prima del XIII secolo, utilizzati almeno sino al 1700, periodo nel quale la famiglia De Liguoro completò il rinterro del fossato, probabilmente, causarano il loro disuso, determinando condizioni di impraticabilità degli ambienti ipogei per la presenza in essi dell'acqua in falda:

 

Il fossato, tra l'altro di dimensioni modeste, non ha mai assolto a funzioni di difesa, mentre è verosimile che abbia avuto funzione drenate delle acque di falda per evitare l'impaludamento della zona.

 

Il Sigliuzzo, in uno scritto inedito conservato presso la biblioteca comunale, ritiene di poter affermare che nel 1600 Presicce contava ben 23 trappeti a grotta, dei quali 17 padronali e baronali. Pochi in proposito i riscontri bibliografici, vi è comunque un'ampia documentazione, tra il 1879 ed il 1883, che spiega la controversia tra l'Amministrazione comunale ed i fratelli Alfonso e Francesco Maria de Liguoro, proprietari del trappeto a grotta denominato “il nuovo”, in piazza del Popolo, per l'abbattimento della tromba piramidale posta a copertura della scala d'ingresso all'ipogeo che “sfregiava la maestà della piazza” e per interrare i sotterranei al fine di impedire ai “proprietari dei trappeti confinanti” l'apertura di comunicazioni per l'uso abusivo degli ipogei.

 

Tra il XIV e il XV è databile la realizzazione di altri trappeti a grotta in piazza del Popolo, con ingressi lungo l'attuale via A. Gramsci.

 

Si ritiene, da testimonianze verbali, che i trappeti a grotta siano stati in uso sino alla fine del 1800 e i primi anni del 1990, dopo di che l'avvento di nuove tecnologie per la produzione dell'olio d'oliva e l'impraticabilità igienica degli ambinti ipogei hanno causato il loro abbandono e la conseguente colmatura con materiali di risulta.

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